Assemblea operaia del 22.06.13 a Firenze: in marcia verso l’assedio di Montecitorio

01 Luglio 2013. ”Resistenza”

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Il 22 giugno si è svolta a Firenze l’assemblea “Riapriamo le fabbriche, creiamo posti di lavoro! Estendiamo il conflitto, costruiamo l’ alternativa!” promossa dai Cobas Ginori, dal Comitato Resistenza Operaia dell’Irisbus e dal Comitato No Debito, seconda tappa del percorso di connessione e coordinamento delle lotte per tenere aperte le aziende, riaprire quelle chiuse e crearne di nuove iniziato con l’assemblea del 6 aprile scorso a Grottaminarda. Tra i partecipanti e gli aderenti realtà di lavoratori in lotta come la Irisbus, la Ginori, la Marcegaglia, i lavoratori della logistica, i licenziati delle cooperativa per la raccolta rifiuti del Mugello, i precari USB della scuola o i lavoratori delle aziende partecipate in Campania, ma anche collettivi studenteschi come il DAS di Siena, il movimento TerraBeneComune che si occupa del recupero e l’autogestione delle terre per i piccoli agricoltori biologici, gli ambientalisti di SOS Geotermia e i principali sindacati di base.
Dopo una breve introduzione di un compagno del comitato promotore (che ha dato lettura dei messaggi di saluto dello scrittore Valerio Evangelisti e del Comitato di sostegno ai lavoratori Indesit di Aversa-Tevarola), Nencini del Cobas Ginori ha parlato della lotta condotta della storica fabbrica (fondata nel 1735) contro la chiusura e posto con decisione la necessità di agire da subito per arginare gli effetti devastanti della crisi del sistema capitalista: autogestione e/o nazionalizzazione delle aziende in via di chiusura, coordinamento delle mille vertenze in cui il conflitto di classe si manifesta per aumentarne l’efficacia. Ha detto che l’assemblea di Firenze è solo la seconda tappa di un percorso che deve allargarsi e continuare. Altre assemblee simili come quella già prevista in Lombardia e quella da tenersi in Sardegna proposta nel suo intervento da Tellini, portavoce degli operai Vinyls all’Isola dei Cassintegrati, costituiscono il percorso per arrivare a una manifestazione a Roma con cui i lavoratori, senza deleghe e identitarismi sindacali, i precari, i disoccupati e i cassintegrati pongano con forza il lavoro al centro dell’azione politica. Posizioni riprese da Tonino del CRO, che veniva da una nottata ai picchetti davanti alla FIAT di Pomigliano, che ha sottolineato la necessità di un livello di unità delle vertenze almeno su scala nazionale, contro chi da dieci anni ha spostato enormi quantità di ricchezza dai salari verso speculatori, banche e padroni. E’ poi intervenuto Giorgio Cremaschi del CND nazionale: dopo aver denunciato la gravità della situazione, in particolare a seguito dell’estensione del modello FIAT di Pomigliano a tutte le realtà lavorative (e non solo) sancito dall’infame Accordo del 31 maggio, e una crescente passività della classe operaia dovuta a disillusione e mancanza di prospettive, ha dichiarato che il CND sta preparando una manifestazione nazionale per ottobre con altri sindacati, movimenti per la casa e altri spezzoni di realtà in lotta, “per riprendere il discorso bruscamente interrotto il 15 ottobre 2011”. Molto applaudito l’intervento via skype dei compagni del Comitato dei Lavoratori Cassintegrati e Licenziati di Pomigliano (NA), anch’essi reduci da una nottata di lotta contro il vergognoso “sabato comandato” manu militari da Marchionne, che hanno denunciato l’opposizione di facciata della FIOM alle misure e ai piani di Marchionne. Vari esponenti del sindacalismo di base e dei movimenti di lotta per difendere la sanità pubblica in Toscana, come Nannini dei Cobas Ataf e Cecchi dell’USB, parlando delle vertenze fiorentine hanno detto che è fondamentale il superamento del mero ambito di categoria (“mille conflitti e mille solitudini”) e delle “bandierine” sindacali per rafforzare le lotte e condurle in modo unitario, insieme anche a studenti, precari e disoccupati, perchè l’avversario è uno solo e approfitta della frammentazione per attaccare, come fa abitualmente il più volte menzionato sindaco Renzi: viene proposto di lavorare da subito per costituire un aggregato comune che abbia l’obiettivo di prendere in mano il governo cittadino nelle amministrative del prossimo anno e che faccia gli interessi popolari a discapito di quelli di speculatori, massoni, banchieri e politicanti al loro servizio.
l tema dell’unità e degli obiettivi comuni è stato ripreso sia dal coordinamento No Austerity che ha parlato della lotta dei lavoratori immigrati nel settore della logistica delle “cooperative” in Emilia Romagna sia da Murgo degli autoconvocati contro la crisi che ha indicato la battaglia per la riduzione dell’orario a parità di salario e per la nazionalizzazione delle aziende in crisi come via concreta per lottare contro la disoccupazione. Molto applaudita la proposta di riappropriazione di reddito, sempre di Nannini, attraverso il rifiuto del pagamento di ticket e balzelli vari e contestando le spese per grandi opere, F35 e simili, iniziando quindi a ragionare oltre il ristretto orizzonte sindacale. La sanità è uno dei campi principali di attacco delle classi dominanti verso le masse popolari in generale, ancor più grave nella “rossa” Toscana, ma lavoratori del settore e utenti si organizzano, come ha spiegato Lenzoni che ha portato l’esperienza del Comitato Salute Pubblica di Massa, con la Tenda della Salute che gira i quartieri popolari portando assistenze minime ma essenziali (stick glicemici, misurazione della pressione, ecc.) fino all’occupazione di spazi pubblici abbandonati in cui costituire un Ambulatorio Popolare, che verrà inaugurato il 29 giugno.
Il tema del debito pubblico è stato ripreso dal CND di Pisa e soprattutto dalla Commissione per l’Audit di Parma, che ha attaccato il sindaco del M5S Pizzarotti perché non ha “preso di petto” la questione ma si è comportato al pari degli altri politicanti borghesi, preferendo tagliare i servizi invece di rifiutarsi di pagare debiti illegittimi e patti di stabilità strangolatori.
Per le organizzazioni politiche sono intervenuti Bonafede, senatore del M5, che ha parlato in particolare della manipolazione dell’informazione, Vangeli (segretario del P.CARC), che ha indicato la necessità, stante il carattere straordinario della situazione, di uscire dagli schemi e superare steccati per costruire una nostra soluzione politica e sottolineato che il percorso avviato da Grottaminarda e da Firenze con al centro il lavoro e la classe operaia indica una strada per connettere e coordinare le mille inziative dal basso intorno alla costruzione di un’alternativa di governo, il governo di blocco popolare, come strada per invertire il corso delle cose attraverso il protagonismo delle masse popolari organizzate e per costruire il socialismo nel nostro paese. Grisolia (PCL), pur ribadendo l’utilità di inziative tese a “ricollegare” forze e vertenze, ha espresso le proprie perplessità in particolare sull’autogestione delle aziende in un regime capitalista, mentre Mazzei (Movimento Popolare di Liberazione), oltre a indicare la necessità di un governo popolare di emergenza per rimediare da subito agli effetti della crisi, ha posto l’accento sull’assenza dal dibattito della rottura con la “gabbia (militare e finanziaria) europea” e dell’uscita dall’euro per riconquistare la sovranità politica ed economica.
Si è discusso poi di come conciliare e rendere sinergici l’obiettivo di “riaprire le fabbriche” con quelli ecosostenibili di realtà come SOS Geotermia e TerraBeneComune, impegnati contro la speculazione energivora e inquinante dell’ENEL e contro il consumo indiscriminato del suolo. Ci sono stati diversi altri interventi, da Simoni dell’Unione Inquilini agli studenti del DAS di Siena impegnati anche “oltre le mura dell’ Università” ai precari dell’USB scuola, ognuno ha portato un particolare punto di vista arricchendo il dibattito. Vari interventi, infine, hanno messo in evidenza che occorre avanzare nel processo rivoluzionario, che per porre fine alle distruzione e all’abbrutimento in cui il sistema capitalista sta trascinando l’umanità occorre lottare per il socialismo e che a questo fine va sviluppato un superiore livello di organizzazione e unità tra le forze politiche e sindacali, occorre costruire un fronte comune.
L’ assemblea è terminata dopo oltre 4 ore e mezza di interventi e discussioni “a margine” per concordare incontri, iniziative, ecc. che diano seguito anche a livello locale al percorso iniziato a Grottaminarda.
I promotori si sono impegnati a sostenere iniziative simili in Sardegna, martoriata da chiusure, delocalizzazioni e disoccupazione alle stelle, e nel nord Italia per proseguire fino alla manifestazione a Roma, l’assedio a Montecitorio lanciato dall’assemblea di Grottaminarda.

pomigliano

I picchetti alla FIAT di Pomigliano, all'alba del 22 giugno

 

Pubblicato su “Resistenza” n. 7-8/2013